domenica 13 maggio 2012

Interview


Schierate come polli in batteria, le donne in cerca di lavoro sono ai blocchi di partenza. E' una guerra la’ fuori.
Tailler, perle, trucco leggero, ma l'"interview" inizia ben prima delle presentazioni. 
Con la scelta della carta, ad esempio.
Il resume', versione anglossassone del CV, deve essere stampato su carta apposita. 
In cartoleria, c'e' un'intera sezione: carta patinata, color avorio, piu' o meno opaca. 
Trovarla e' un lavoro.
Scelta la carta si passa al contenuto: tutta la vita in una pagina.
L'eta' non deve essere mai menzionata, non puo' essere considerata come discriminante.
Il colloquio passa dai toni di un interrogatorio carcerario ad una chiacchierata tra amici: la persona e' vista nella sua totalita'. 
Si parla di soldi (sempre e comunque), di ferie, di benefit, parolina magica che fa brillare gli occhi ai pretendenti.
A colloquio finito, si stringono mani e si scende dai tacchi.
D’obbligo due righe di ringraziamento, mandate poi da casa, su carta da lettere. Senza “thank you note” le belle impressioni vanno in fumo. 
Nel 2012, in America, si ringrazia a mano. 


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Vedi anche: lady at work

giovedì 3 maggio 2012

Ditelo un po' come vi pare



Neanche i fiori potrebbero venire in loro soccorso.
Signore e signori, che ci crediate o no, quando si parla d’amore in America, gli yankees non sono proprio quei galletti che forse qualcuno s’aspettava.
Cercano espedienti per salvare la faccia, qualunque sia l’esito del tentativo di abbordaggio.
Un poliziotto mi chiede l’ID, non proferisce parola, e restituisce il documento assieme al suo biglietto da visita: “call me!” si legge.
Mentre fotografo la spiaggia al tramonto, si avvicina il bagnino per “ispezionare le foto”, un controllo di routine che dovrebbe finire in drink al char di luna. 
Poco savoir faire, molta insicurezza, i newyorkesi ignorano le regole del corteggiamento e si incartano in errori grossolani: sono goffi, ma alla fine, quasi romantici. 
Come quel cameriere del lower east side. Sguardi tra i tavoli, posate che cadono per l’imbarazzo, e al momento del conto, scontrino, numero di telefono e il disegno di una faccina sorridente. 
Hanno proprio tutto da imparare.

mercoledì 2 maggio 2012

!@\#?*&>!


Ha un ginocchio sbucciato ma non fa una piega: John salta come un grillo sulla corda tesa, resta in equilibrio, ma poi e’ di nuovo a terra. 
Siamo in uno dei piu’ prestigiosi campus americani, ma invece di studiare John tende una corda tra un ciliegio e un cipresso, fa pratica di funnambulismo.
E che dire del rombo di rotelle che atterisce i passanti di Union Square: quando i ragazzini volano sui loro skateboard nessuno e’ al sicuro. 
Non pensate di mettervi al riparo sulle panchine di ferro o sui gradini della piazza: sono rampe di lancio.
Anche in metropolitana non c’e’ più pace. Interi vagoni sono presi d’ assalto, e i passeggeri diventano ostaggio di ballerini di break dance. 
Musica a palla, voli pindarici. Fanno capriole in aria mentre il treno sfreccia, poi atterrano con un salto mortale tra le urla e gli applausi della gente.
Ma non giudicateli questi ventenni: loro sono liberi e si divertono (quasi) da morire. 

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martedì 1 maggio 2012

parla come mangi



I pomeriggi afosi d’America rendono assetati, e per risolvere il problema basta un caffe’ ghiacciato: le catene Starbucks e Dunkin’Donuts non tradiscono mai.
Il problema nasce alla vista del menu’: java chip coconut caffe’ o moka cookie crumble frappuccino? Ci vorrebbe un traduttore.
Capisco adesso quel turista americano a Roma, che chiese fiducioso “un latte, please” e si vide arrivare un bicchiere candido senza neanche una macchia di caffe’. “Latte” non significa la stessa cosa a Roma e a New York, e il turista ci rimase molto male.
E che dire della “pausa-caffe'” alla svedese, offerta da una catena di bar di Stoccolma sbarcati a Manhattan: non imbarazza certo un americano ma probabilmente un italiano si’ quando i colleghi esclamano “Let’s have a fika!”.
Alla fine, dal menu’, scelgo un frappuccino alla vaniglia, ma il cameriere mi guarda dispiaciuto: “il frappuccino e’ terminato, ma possiamo offrirti la nuova freschissima bevanda dell’estate: la culata.”
La “culata” e’ una bevanda marroncina all’estratto di caffe’ e caramello, e vabbene che si scrive “coolatta”, perche’ “cool” vuol dire “fresco”, pero’, ecco, io ci sono rimasta male lo stesso. 
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martedì 17 aprile 2012

Umani da manuale: fotoromanzo di occhi e cuori



“Lasciami sbagliare a porta vuota”, “Trattami con i guanti”, “Entrare adagio, respirando un blues”: confessioni che svelano una parte intima di noi.
Che lingua parliamo, come andiamo accarezzati, cosa ci aspettiamo dagli altri e cosa siamo in grado di dare. O di togliere.
Perché se anche noi esseri umani, al pari di un frullatore o di una lavatrice, fossimo dotati di un libretto di istruzioni, forse raccontarci e capirci sarebbe più facile. Un libretto che illustri il nostro funzionamento: maneggiare con cura, lavare a secco, asciugare al sole. 
Marina Abatista, una ragazza pugliese trapiantata a Milano, ha sentito l’esigenza di porsi questa domanda: “Ma io come funziono? E tu?”, come per gioco ha girato la domanda agli altri.
Il risultato è una galleria fotografica di “libretti di istruzioni” raccolti sul suo tumblr, una collezione intima di volti e voci che si svelano attraverso brevi personalissime didascalie. 
L’esigenza è nata a seguito di una relazione complicata, che lascia dietro di se tante domande.
“Ho riflettuto su quanti errori commettiamo nei rapporti, amorosi e non, se non ci conosciamo abbastanza. Dovremmo imparare a capire quali sono i nostri confini, i nostri ingranaggi, come vanno oliati e fin dove possono esserlo. Le istruzioni servono innanzitutto a noi stessi, e poi a presentarci agli altri dicendo "eccomi, sono così".
L’idea nasce nel Maggio 2011, ma è ad Ottobre che Marina inizia a raccogliere istruzioni altrui e ad immortalarle con l’obiettivo.
All’inizio le istruzioni dovevano essere raccolte in una lista scritta di “regole”.
Poi il progetto ha cambiato forma: sono gli amici stessi di Marina a proporre di realizzare la propria lista da soli e di creare un personalissimo libretto: c’e’ chi usa una lavagna, chi scrive tra le righe di un pentagramma, chi dipinge un acquerello e chi accende il computer.
Il tutto da vita al format finale: un tumblr-vetrina, con foto e istruzioni una accanto all’altra. 
E come il progetto fiorisce in rete, tante persone da tutta Italia iniziano a proporsi.
Requisiti di partecipazione non ce ne sono. Marina accoglie tutti. L'importante è la sincerità, l’aver riflettuto sulle proprie istruzioni per poi mettersi a nudo davanti all’obiettivo.  
Il set delle foto è casa di Marina, che apre le proprie stanze, con calore.
Le sue origini pugliesi accentuano l’amore per l’ospitalità: “mi piace far entrare la gente in casa. Preparo delle cose da mangiare - una specie di brunch-aperitivi-tardecolazioni - cerco di mettere le persone a loro agio, di conoscerle prima un po'”.
Il rischio è che, fotografando dei perfetti sconosciuti, trapeli la mancanza di empatia. “Non è mai facile farsi fotografare da un'estranea, allora cerco di far sì che non mi percepiscano più come tale”. 
Per portare “Istruzioni per l’uso” in rete, Marina sceglie Tumblr una piattaforma di microblogging che permette di postare contenuti multimediali. L’aspetto “sociale” è facile ed efficace, rendendolo una delle piattaforme più adatte a chiunque voglia condividere contenuti in rete. Tumblr si è rilevato la scelta ideale grazie al template a scorrimento orizzontale, che ha permesso di dar vita ad una galleria di occhi e cuori, l’uno accanto all’altro. 
Marina ha una grande passione per la fotografia: è il suo mezzo prediletto, assieme alla scrittura, per raccontare le persone. E le relazione che si sono create, davanti al suo obiettivo, hanno lasciato il segno.
“Istruzioni per l'uso è fra le cose più belle che mi siano mai successe. Con Istruzioni per l'uso le persone si presentano a me con le loro cose più intime fra le mani, e lasciano che io ci sbirci dentro”.
Ed è facile dopo rimanere in contatto, anche solo per email o su facebook. Alcuni incontri sono da ricordare, come quello con un vecchio collega e una sua amica, un'"estranea". “Abbiamo iniziato a parlare e siamo stati così bene che sono rimasti tutta la giornata con me, anche mentre si avvicendavano altre persone. Credo che da me si siano sentiti a casa, e io altrettanto assieme a loro. L'"estranea" adesso è una mia nuova amica. Il mio ex collega aveva uno dei libretti che mi hanno toccata di più.
Istruzioni per l’uso è ora anche una mostra. 
Per contrastare la fruizione frettolosa e distratta della rete, Marina ha desiderato vedere le foto stampate ed esposte.
Le mostre saranno due, la prima a Pisa presso la Casa della città Leopolda fino al 15 aprile, dove Marina - grazie al supporto del progetto Binari / Spazi creativi in Toscana e alla collaborazione dell'associazione universitaria Diritti a sinistra - ha ottenuto i finanziamenti per realizzarla.
Dal 26 aprile, le Istruzioni per l'uso saranno invece a Milano, in Santeria, uno luogo “creato, ideato e scaturito dalla necessità di creare uno spazio per la mente, uno spazio dove rilassarsi in modo intimo, uno spazio dove puoi passare ore tranquille, salutare amici, chiacchierare con sconosciuti”.
Per ora non ci sono altre mostre in programma, ma forse una sorpresina a Torino prima o poi ci sarà, svela Marina.
Ed oltre alla mostra c’è anche un video, realizzato da Laila Sonsino, amica di Marina, un promo che accompagna le due esibizioni e poi rimarrà progetto a se stante.
Come si evolverà Istruzione per l’uso? Marina vorrebbe coinvolgere persone di diverse età, cercando di mischiare consapevolezze e desideri.
Il progetto è partito infatti dai suoi amici più stretti, allargandosi poi ad amici di amici, costringendo la fascia di età tra i 20 e i 30 anni. L’obiettivo è quello di allargare anche a persone piu’ grandi o piu’ giovani, ma non e’ facile: “Le generazioni più vecchie hanno un po' di difficoltà ad autoanalizzarsi e mettersi a nudo, così come per i ragazzini questo progetto richiede una consapevolezza di sé che ancora non hanno raggiunto”. Un appello, ma soprattutto una sfida.  
E se chiedete a Marina se immaginava che Istruzioni per l’uso potesse avere tanto successo, vi risponderà con un sorriso: “Neanche lontanamente. Ma ne sono molto felice”.

Istruzioni per l'uso. Un progetto di Marina Abatista

Articolo pubblicato su goldworld.it

sabato 14 aprile 2012

lunedì 2 aprile 2012

fuorisalone


Scivolare tra le Avenue da Harlem a Downtown è una delle sensazioni più belle mai provate a New York.
In sella a due ruote, io e Tony tagliamo l’Upper East Side, diamo un po’ nell’occhio in questa domenica di Aprile mentre sfrecciamo a bordo di una Vespa color canarino.
Oggetto di design d’altri tempi, la Vespa ricorda le vacanze romane e fa emozionare i newyorkesi che ci segnano a dito. Attraversiamo la città, sulla destra il palazzo del New York Times progettato da Piano, a sinistra una scultura pop urla “Love”! Parcheggiamo a Tribeca sotto la “Highline”, giardino fiorito da una ex ferrovia. E’ qui che le gallerie di design aprono al pubblico: installazioni, shows, oggettistica, tutto sembra girare intorno a noi.
Ma è a casa che ritrovo l’amore per il bello. Apro il frigo bombato rosso, alzo il volume della mia Brionvega, metto su un caffè. Tony ogni volta raddoppia la posta per la mia Bialetti, neanche fossimo da Sotheby’s. Ma io non cedo, qui è un pezzo unico.


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