martedì 17 aprile 2012

Umani da manuale: fotoromanzo di occhi e cuori



“Lasciami sbagliare a porta vuota”, “Trattami con i guanti”, “Entrare adagio, respirando un blues”: confessioni che svelano una parte intima di noi.
Che lingua parliamo, come andiamo accarezzati, cosa ci aspettiamo dagli altri e cosa siamo in grado di dare. O di togliere.
Perché se anche noi esseri umani, al pari di un frullatore o di una lavatrice, fossimo dotati di un libretto di istruzioni, forse raccontarci e capirci sarebbe più facile. Un libretto che illustri il nostro funzionamento: maneggiare con cura, lavare a secco, asciugare al sole. 
Marina Abatista, una ragazza pugliese trapiantata a Milano, ha sentito l’esigenza di porsi questa domanda: “Ma io come funziono? E tu?”, come per gioco ha girato la domanda agli altri.
Il risultato è una galleria fotografica di “libretti di istruzioni” raccolti sul suo tumblr, una collezione intima di volti e voci che si svelano attraverso brevi personalissime didascalie. 
L’esigenza è nata a seguito di una relazione complicata, che lascia dietro di se tante domande.
“Ho riflettuto su quanti errori commettiamo nei rapporti, amorosi e non, se non ci conosciamo abbastanza. Dovremmo imparare a capire quali sono i nostri confini, i nostri ingranaggi, come vanno oliati e fin dove possono esserlo. Le istruzioni servono innanzitutto a noi stessi, e poi a presentarci agli altri dicendo "eccomi, sono così".
L’idea nasce nel Maggio 2011, ma è ad Ottobre che Marina inizia a raccogliere istruzioni altrui e ad immortalarle con l’obiettivo.
All’inizio le istruzioni dovevano essere raccolte in una lista scritta di “regole”.
Poi il progetto ha cambiato forma: sono gli amici stessi di Marina a proporre di realizzare la propria lista da soli e di creare un personalissimo libretto: c’e’ chi usa una lavagna, chi scrive tra le righe di un pentagramma, chi dipinge un acquerello e chi accende il computer.
Il tutto da vita al format finale: un tumblr-vetrina, con foto e istruzioni una accanto all’altra. 
E come il progetto fiorisce in rete, tante persone da tutta Italia iniziano a proporsi.
Requisiti di partecipazione non ce ne sono. Marina accoglie tutti. L'importante è la sincerità, l’aver riflettuto sulle proprie istruzioni per poi mettersi a nudo davanti all’obiettivo.  
Il set delle foto è casa di Marina, che apre le proprie stanze, con calore.
Le sue origini pugliesi accentuano l’amore per l’ospitalità: “mi piace far entrare la gente in casa. Preparo delle cose da mangiare - una specie di brunch-aperitivi-tardecolazioni - cerco di mettere le persone a loro agio, di conoscerle prima un po'”.
Il rischio è che, fotografando dei perfetti sconosciuti, trapeli la mancanza di empatia. “Non è mai facile farsi fotografare da un'estranea, allora cerco di far sì che non mi percepiscano più come tale”. 
Per portare “Istruzioni per l’uso” in rete, Marina sceglie Tumblr una piattaforma di microblogging che permette di postare contenuti multimediali. L’aspetto “sociale” è facile ed efficace, rendendolo una delle piattaforme più adatte a chiunque voglia condividere contenuti in rete. Tumblr si è rilevato la scelta ideale grazie al template a scorrimento orizzontale, che ha permesso di dar vita ad una galleria di occhi e cuori, l’uno accanto all’altro. 
Marina ha una grande passione per la fotografia: è il suo mezzo prediletto, assieme alla scrittura, per raccontare le persone. E le relazione che si sono create, davanti al suo obiettivo, hanno lasciato il segno.
“Istruzioni per l'uso è fra le cose più belle che mi siano mai successe. Con Istruzioni per l'uso le persone si presentano a me con le loro cose più intime fra le mani, e lasciano che io ci sbirci dentro”.
Ed è facile dopo rimanere in contatto, anche solo per email o su facebook. Alcuni incontri sono da ricordare, come quello con un vecchio collega e una sua amica, un'"estranea". “Abbiamo iniziato a parlare e siamo stati così bene che sono rimasti tutta la giornata con me, anche mentre si avvicendavano altre persone. Credo che da me si siano sentiti a casa, e io altrettanto assieme a loro. L'"estranea" adesso è una mia nuova amica. Il mio ex collega aveva uno dei libretti che mi hanno toccata di più.
Istruzioni per l’uso è ora anche una mostra. 
Per contrastare la fruizione frettolosa e distratta della rete, Marina ha desiderato vedere le foto stampate ed esposte.
Le mostre saranno due, la prima a Pisa presso la Casa della città Leopolda fino al 15 aprile, dove Marina - grazie al supporto del progetto Binari / Spazi creativi in Toscana e alla collaborazione dell'associazione universitaria Diritti a sinistra - ha ottenuto i finanziamenti per realizzarla.
Dal 26 aprile, le Istruzioni per l'uso saranno invece a Milano, in Santeria, uno luogo “creato, ideato e scaturito dalla necessità di creare uno spazio per la mente, uno spazio dove rilassarsi in modo intimo, uno spazio dove puoi passare ore tranquille, salutare amici, chiacchierare con sconosciuti”.
Per ora non ci sono altre mostre in programma, ma forse una sorpresina a Torino prima o poi ci sarà, svela Marina.
Ed oltre alla mostra c’è anche un video, realizzato da Laila Sonsino, amica di Marina, un promo che accompagna le due esibizioni e poi rimarrà progetto a se stante.
Come si evolverà Istruzione per l’uso? Marina vorrebbe coinvolgere persone di diverse età, cercando di mischiare consapevolezze e desideri.
Il progetto è partito infatti dai suoi amici più stretti, allargandosi poi ad amici di amici, costringendo la fascia di età tra i 20 e i 30 anni. L’obiettivo è quello di allargare anche a persone piu’ grandi o piu’ giovani, ma non e’ facile: “Le generazioni più vecchie hanno un po' di difficoltà ad autoanalizzarsi e mettersi a nudo, così come per i ragazzini questo progetto richiede una consapevolezza di sé che ancora non hanno raggiunto”. Un appello, ma soprattutto una sfida.  
E se chiedete a Marina se immaginava che Istruzioni per l’uso potesse avere tanto successo, vi risponderà con un sorriso: “Neanche lontanamente. Ma ne sono molto felice”.

Istruzioni per l'uso. Un progetto di Marina Abatista

Articolo pubblicato su goldworld.it

sabato 14 aprile 2012

lunedì 2 aprile 2012

fuorisalone


Scivolare tra le Avenue da Harlem a Downtown è una delle sensazioni più belle mai provate a New York.
In sella a due ruote, io e Tony tagliamo l’Upper East Side, diamo un po’ nell’occhio in questa domenica di Aprile mentre sfrecciamo a bordo di una Vespa color canarino.
Oggetto di design d’altri tempi, la Vespa ricorda le vacanze romane e fa emozionare i newyorkesi che ci segnano a dito. Attraversiamo la città, sulla destra il palazzo del New York Times progettato da Piano, a sinistra una scultura pop urla “Love”! Parcheggiamo a Tribeca sotto la “Highline”, giardino fiorito da una ex ferrovia. E’ qui che le gallerie di design aprono al pubblico: installazioni, shows, oggettistica, tutto sembra girare intorno a noi.
Ma è a casa che ritrovo l’amore per il bello. Apro il frigo bombato rosso, alzo il volume della mia Brionvega, metto su un caffè. Tony ogni volta raddoppia la posta per la mia Bialetti, neanche fossimo da Sotheby’s. Ma io non cedo, qui è un pezzo unico.


Pubblicato su A

mercoledì 21 marzo 2012

Good Easter

Impacchettato nel cellofan giallo, dallo scaffale non fa che pigolare.
Il suo nome – Peep – appare in grande evidenza sulla scatola. Non appena l’ombra della mia mano si allunga ad afferrarlo sgrana gli occhi neri come il pepe, trema nelle molli membra di marshmallow. Per quanto poco succulento sia, già lo sa, io lo mangerò. 
Domani è Pasqua e c’è poco da fare a New York.
E’ una festività minore, una domenica come tante, e sprovvisti di Pasquetta, i newyorkesi riversano la loro religiosità al banco dolciumi. I pulcini di marshmallow se la giocano con i bunnies – coniglietti al cioccolato candito.
L’esito è prevedibile: qualunque cosa sia coloratissima, calorica e assolutamente insapore ha la meglio in America.
Peep ha i minuti contati, dal pacchetto di cellofan pigola rassegnato.
Pubblicato su A

giovedì 15 marzo 2012

Colpi di fulmine



Il mio dirimpettaio, Brian, non esce da giorni.
Preoccupata da tanta vita ritirata, mi metto a cucinare.
“Ho fatto le lasagne!” è la scusa banale, l’obiettivo è assicurarsi che respiri.
Gli occhi gonfi non lasciano dubbi: problemi di cuore.
Così sensibile e romantico, Brian soffre di una sindrome a me sconosciuta: “colpo di fulmine” la chiamano.
Rimane spesso fulminato, al deli, a Central Park, in metropolitana.
Di solito non è corrisposto, e allora mi metto a cucinare per lui.
L’ultimo fulmine si è abbattuto mentre innaffiava le piante, la “tentatrice” abita al terzo piano, le finestre danno sul cortile.
“Ora convive con la compagna, e i miei gerani stanno morendo”, si lamenta Brian, e anch’io ad ascoltarlo mi rattristo un po’.
Tolgo la teglia dal forno, le lasagne sono sempre il miglior parafulmine possibile.

venerdì 2 marzo 2012

The Weekend

Avete aspettato più di un’ora al bancone del bar, ma adesso il vostro tavolo è pronto. 
Prendete posto con cura. 
Dispiegate il tovagliolo sulle ginocchia, davanti a voi. 
Assaporate il succo d’arancia, la polpa non spremuta. 
Masticate lentamente ogni boccone delle vostre Eggs Florentine con spinaci e salmone affumicato. 
Spalmate il burro con lentezza. 
E’ la prima volta, durante la settimana, che non divorate un pasto in dieci minuti.
E’ la prima volta, durante la settimana, che il telefono non squilla mentre state masticando.
E’ la prima volta, durante la settimana, che non dovete alzarvi dalla scrivania con le posate ancora in mano. 
E vedrete che il succo d’arancia stavolta non vi andrà di traverso. 
Allentate la cintura, allungate le gambe.
E respirate, che diamine! 
Una volta a settimana torna anche la domenica.


mercoledì 22 febbraio 2012

Ordinaria Follia


Ho visto un energumeno di due metri vestito di bianco. Bianco lo scettro, il mantello, la corona. 
E’ “The White King”, si aggira per Union Square, la piazza è il suo regno. 
Ho incontrato “Il Pirata” di Brooklyn, benda all’occhio, bandana e un pappagallo verde appollaiato sulla spalla. 
Chissà che direbbe dell’ “Addomesticatore di gatti”, che vaga per Nolita con un soriano sulla zucca pelata. 
Ho visto una ballerina in tutù correre su zeppe da Drag Queen, o il “Naked Cowboy” intrattenere la folla di Times Square vestito solo di cappello, boxer e chitarra.
E’ Carnevale a New York ma non c’è nessun Arlecchino ad animare la festa, solo “pazzi di quartiere” a piede libero. 
Chi vuol festeggiare si abbuffa di pancakes, come in Italia mangiamo le chiacchiere.
Carnevale a New York è solo un altro giorno di ordinaria follia.

PUBBLICATO su A del N.7 del 16 febbraio 2012, "Il cowboy e' nudo"